Il salice

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I salici sono un genere di piante che comprende circa 300 specie di alberi e arbusti, generalmente decidui.

Originario dell'Europa, Asia e Nord America il Salice può raggiungere i 20 metri di altezza e trova il suo habitat naturale in zone umide e fredde.

I suoi rami risultano flessibili mentre le sue foglie, strette e lunghe, appaiono di un particolare color verde argento, specialmente in quello che comunemente viene chiamato Salice piangente. Una particolarità del Salice è quella di produrre frutti che, una volta giunti velocemente a maturazione, cadono a terra dando la sensazione che l'albero se ne sia liberato prematuramente. 

Le prime notizie sul Salice ci giungono da antichi testi egizi risalenti al II millennio a.C. mentre Ippocrate, nel V secolo a.C. descrisse per la prima volta le sue proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche.

La moderna biochimica ha infatti confermato che il Salice contiene la salicina, usata per la produzione, non solo di antinfiammatori, ma anche di antipiretici e antireumatici. Anche se non siamo in possesso di molta documentazione, pare che le foglie e la corteccia del Salice furono utilizzate da molte popolazioni (forse anche primitive) sia per la produzione di utensili che a scopo medicamentoso.

Notizie dei poteri curativi del Salice sono stati rinvenuti anche in documenti di origine medievale.

Il termine Salice ha origini celtiche e il suo significato è "vicino l'acqua". 

Il Salice sia dal punto di vista prettamente simbolico che naturale è fortemente legato all'elemento acqua e alla magia insita in essa.

Per i Celti in particolare e per altri popoli in generale, il Salice era considerato una divinità femminile e il suo culto, legato ai cicli lunari e alla fecondità, ricoprì sempre una grande importanza nel corso dei secoli. 

Il Salice, sempre nella tradizione e nella cultura dei Celti, era considerato, nello zodiaco arboreo, il 5° albero dell'anno e racchiudeva il periodo del Calendimaggio. Questo periodo cadeva tra il 12 aprile e il 15 maggio.

Presso i popoli druidi, invece, il legno di Salice veniva utilizzato per la costruzione di strumenti musicali mentre con i rami realizzavano le ceste usate durante i sacri riti per deporre offerte.

Nella Grecia antica il Salice era considerato, per eccellenza, l'albero in connessione con l'aldilà, per via della facilità con cui i rami, una volta spezzati, si rigenerano e ricrescono.

Per il popolo ebreo, il Salice era invece considerato un albero che aveva il potere di propiziare la pioggia e veniva venerato come tutto ciò che è legato all'acqua.

Presso i popoli mesopotamici il Salice veniva utilizzato per lenire stati febbrili e reumatismi mentre a Roma venivano usati i rami di Salice(vimini) per la manifattura di ceste. 

In Britannia il Salice era legato al mondo delle streghe.

Secondo una tradizione, intrecciando due rami di Salice a formare una croce, si poteva predire la propria morte: se la croce posta su una fonte sacra galleggiava la morte era vicina, se affondava il tempo era ancora lontano.

Secondo il Cristianesimo, invece, il Salice piangente assumeva il significato di castità e purezza e simboleggiava, dato il portamento dell'albero, il giusto atteggiamento da avere davanti a Dio, ovvero, prostrato e riverente.

 

Secondo una leggenda cristiana, quando Gesù per l'ennesima volta cadde mentre veniva frustato durante il percorso che lo portava verso il Golgotà, si aggrappò ai rami di un Salice per potersi rialzare. Da allora il Salice assunse il significato di dolore e lacrime.

Nel periodo medievale, si riteneva che il Salice, essendo legato alle divinità femminili e alle streghe, avesse il potere di emanare malefici.

In oriente, invece, il Salice ha avuto da sempre un simbolismo positivo, rappresentando l'immortalità, l'eternità e la spiritualità. Per questo motivo il suo legno è utilizzato per la manifattura di statue, di colonne e di elementi di architettura sacra.

 

Fonte: mitiemisteri.it